Contro natura

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Del peso insostenibile del comportamento umano sul nostro pianeta parliamo con la giornalista Eliana Liotta, autrice del libro La rivolta della natura. Il messaggio è chiaro.

Articolo pubblicato su NuovoConsumo del mese di novembre 2020

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Piogge torrenziali, uragani, caldo eccezionale, incendi, nuovi virus aggressivi come quello che ci ha segnato a livello globale quest’anno. La natura sta cominciando a ribellarsi al trattamento che le abbiamo riservato. E l’impatto dell’uomo sul nostro pianeta ha un peso ormai insostenibile. Come ci spiega la giornalista scientifica Eliana Liotta che, con il virologo Massimo Clementi, nel libro La rivolta della natura (edito da La nave di Teseo) rivela le molte patologie infettive degli ultimi decenni, da Ebola all’Aids, dall’Hendra alla Dengue.

Frutto malato del caso...
«Non sono tragedie dovute al caso; c’è un nesso profondo tra la loro diffusione e i cambiamenti climatici, la deforestazione, l’inquinamento, e anche la disuguaglianza sociale, poiché povertà e fame sono fedeli alleati dei virus».

Il libro, scritto con un linguaggio molto chiaro, coinvolge in unico sguardo la visione infinitesima dei microscopi e il grande respiro della Terra.
«Gli studi sul rapporto inscindibile tra la salute dell’uomo e quella del pianeta sono validati dallo European Institute on Economics and the Environment (EIEE), l’Istituto europeo impegnato nella ricerca economica e ambientale, e noi, io e Clementi, cercando di usare la chiarezza dei genitori bravi a rispondere alle domande dei figli o di quei professori che sanno come coinvolgere gli studenti, facciamo un punto rigoroso sulle cause reali delle moderne epidemie e sulle cure possibili, con un approfondimento sui cibi che aiutano il sistema immunitario».

Dobbiamo dunque imparare dai nostri errori?
«Certo. Agendo in fretta per correggerli. Il clima di un futuro che, per certi versi, è già presente può trasformare lande vaste della terra in incubatori incredibili per le larve di zanzare e lo scioglimento delle calotte polari può minacciarci con virus giganti che riemergono dai ghiacciai. Negli ecosistemi degradati gli agenti patogeni si adattano alle poche specie selvatiche rimaste e riescono a fare più facilmente il salto da un pipistrello o un roditore a noi. E nelle aree inquinate i microrganismi trovano autostrade spianate per insediarsi e moltiplicarsi».

La natura, insomma, ci sta domandando sempre più forte di fare pace con lei?
«Sì. E ci fa capire con le sue reazioni violente che, se vogliamo salvarci, dobbiamo incominciare ad ascoltarla e a non sottovalutare il suo grido d’aiuto».

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